Elemento Indigeno
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VINO

VINO

LA VEDETTA FREISA D'ASTI DOC SARASINO

VIN0501-23

Elemento Indigeno
750 ml

Scheda tecnica

  • Categoria WINE IS ROOTS
  • Colore Rosso
  • Peculiarità Varietà autoctona
  • Alcol 12.50%
  • Tappo Tecnico

Vinificazione e Affinamento

Uve Freisa al 100%, provenienti da una vigna di 7 anni, con esposizione a sud, nel cuore del Comune di Castagnole delle Lanze. La vendemmia avviene nella prima decade di ottobre, con una scrupolosa selezione delle uve in vigna. In cantina la fermentazione alcolica, condotta dai lieviti indigeni, dura circa 15 giorni in contenitori di acciaio inox. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina per tre mesi in barriques di seconda mano, per esaltare al meglio le sue caratteristiche.

Descrizione Vino

Una varietà storica che, grazie allo zio di Marco, Michele, esperto di quei terreni, torna a vivere a La Vedetta. Questa Freisa si presenta con un rosso porpora brillante e un bouquet ricco di prugna, frutta matura, viola e una leggera nota di tabacco. Al palato, offre un sorso avvolgente e pieno, supportato da un morbido tannino che ne esalta la struttura.

La Vedetta

WINE IS ROOTS

La Vedetta

La storia di La Vedetta è legata a un ritorno alle origini. Dopo anni di studi e lavoro all'estero, Marco Viglino ha deciso infatti di dedicarsi ai vigneti di famiglia, con il supporto dello zio, Michele, esperto di quei territori e coinvolgendo in questo suo sogno anche la compagna, Swantje Rausch. Insieme, hanno creato vini che riflettono la bellezza e la tradizione delle Langhe. La tenuta si trova in una delle zone più suggestive del Barbaresco, caratterizzata da un microclima ideale e una morfologia dei vigneti unica, con panorami spettacolari come quelli dell'anfiteatro della Martinenga e del Rabajà. Il cuore della produzione è il cru Cà Grossa, un vigneto di nebbiolo situato tra Roncagliette e Rio Sordo. I terreni, con suoli marnosi e calcarei, garantiscono vini freschi e di grande finezza aromatica mentre la parte non vitata della proprietà, di 17 ettari ne coltivano infatti solo 2 – quelli con le superfici meglio esposte- è occupata da boschi e noccioleti, piantati negli anni ’50 da Lorenzo Cillario, nonno di Marco.

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