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L'Argentina ha una storia legata a doppio filo a quella dell'influenza europea: nel Cinquecento furono gli spagnoli, e nei secoli successivi gli italiani, e in particolare i piemontesi, a valorizzare il vino in questo angolo di America. A lungo il paese ha consumato internamente quasi tutto ciò che veniva prodotto, poi dai primi anni Novanta il movimento è cresciuto, con le province di Mendoza, San Juan e La Rioja in prima fila. Oggi impronta europea e anima sudamericana vanno a braccetto e viaggiano in tutto il mondo.

Dal Sudafrica alla colonia penale del Nuovo Galles del Sud: è questo il viaggio che ha fatto la vite quando è sbarcata per la prima volta in Australia nel 1788. Si dovettero però attendere gli anni Venti dell'Ottocento perché la viticoltura e la produzione di vino trovassero una loro prima stabilità. Da allora la crescita è stata pressoché costante, e oggi il paese è uno dei più grandi produttori ed esportatori al mondo.

Il vino mitteleuropeo ha nell'Austria, a lungo fulcro politico e culturale di questa importante area del Vecchio Mondo, uno dei suoi portabandiera più importanti. Qui le tracce della produzione di vino precedono il contributo romano, che inevitabilmente è stato decisivo, a dimostrazione di un'innegabile vocazione territoriale. Oggi i vini austriaci, in maggioranza bianchi, hanno virato con decisione sulla ricerca della qualità, in quella che è la patria del padre della biodinamica Rudolf Steiner.

È impossibile riassumere la storia, la cultura e la geografia del vino francese in poche parole. La viticoltura è arrivata “solo” nel VI secolo a.C., con la fondazione da parte dei Greci della città portuale di Marsiglia, e ha trovato prima nei Romani e poi negli ordini monastici del Medioevo i suoi alfieri. Oggi non si può parlare di vino di qualità senza fare riferimento prima di tutto alla Francia: il suo primato morale è indiscutibile ed evidente in tutto il mondo.

Collocato perlopiù nella parte sud-occidentale del paese, intorno al fiume Reno, il comparto del vino tedesco ha origini di epoca romana, e oggi è noto soprattutto per i suoi Riesling e Pinot nero. A guardarla da vicino la Germania ha tuttavia molte più sfaccettature: nazione di stampo bianchista, pionieristica per la viticoltura biologica e biodinamica, oggi esprime una qualità elevatissima in diverse regioni, dalla Mosella alla Franconia.

A lungo segnato dalla cultura del sake, il Giappone ha una tradizione vitivinicola che risale almeno alla seconda metà dell'Ottocento, periodo in cui si segnalano i primi e isolati successi nel settore. La vera svolta è arrivata però durante gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, quando le cantine hanno iniziato a lavorare con decisione sulla qualità e sui vitigni locali come il koshu, disegnando una geografia produttiva oggi concentrata nelle prefetture di Yamanashi, Nagano e Hokkaidō

Anche se l'impronta dei Fenici prima, dei Cartaginesi poi, e quindi dei Romani è stata decisiva per la diffusione del vino in Spagna, ci sono testimonianze archeologiche che fanno risalire al 4000-3000 a.C. le prime tracce di viticoltura. Una tradizione così profonda non poteva che tradursi nell'odierno giardino di straordinaria ricchezza varietale e territoriale, con le regioni della Rioja, della Ribera del Duero, di Jerez de la Frontera, della Castiglia, di Rìas Baixas e del Priorat a fare da capofila.

Le origini del vino sudafricano sono legate a un nome, quello del medico Jan van Riebeeck, che a metà Seicento fu incaricato dalla Compagnia delle Indie Orientali olandese di piantare alcune vigne intorno a quella che sarebbe poi diventata Città del Capo: il vino serviva ai marinai per proteggersi dallo scorbuto. Da questi inizi pittoreschi ha preso piede un settore oggi solido, che beneficia di un clima ottimale e si sviluppa perlopiù nella parte occidentale e meridionale del paese.

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