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L'Argentina ha una storia legata a doppio filo a quella dell'influenza europea: nel Cinquecento furono gli spagnoli, e nei secoli successivi gli italiani, e in particolare i piemontesi, a valorizzare il vino in questo angolo di America. A lungo il paese ha consumato internamente quasi tutto ciò che veniva prodotto, poi dai primi anni Novanta il movimento è cresciuto, con le province di Mendoza, San Juan e La Rioja in prima fila. Oggi impronta europea e anima sudamericana vanno a braccetto e viaggiano in tutto il mondo.

Il vino mitteleuropeo ha nell'Austria, a lungo fulcro politico e culturale di questa importante area del Vecchio Mondo, uno dei suoi portabandiera più importanti. Qui le tracce della produzione di vino precedono il contributo romano, che inevitabilmente è stato decisivo, a dimostrazione di un'innegabile vocazione territoriale. Oggi i vini austriaci, in maggioranza bianchi, hanno virato con decisione sulla ricerca della qualità, in quella che è la patria del padre della biodinamica Rudolf Steiner.

Fino agli anni Ottanta del secolo scorso la Bulgaria era il quarto produttore mondiale di vino per quantità: si era sviluppata un'industria vitivinicola di stato molto forte, che raccoglieva le radici di una cultura antica, legata all'eredità dei Traci e alla spinta data dai Romani. Dai primi anni Duemila la crescita del settore è stata poderosa, complice la grande vocazione del territorio, che si suddivide tra valle dello Struma, Tracia, valle delle Rose, mar Nero e pianura del Danubio.

La storia della viticoltura balcanica è di antiche origini: già gli Illiri ne conoscevano l'arte, anche se furono i coloni greci a dare il contributo più importante insediandosi in Croazia nel V secolo a.C. L'Impero romano, i monaci cristiani e l'Impero asburgico diedero poi al vino croato organizzazione e sviluppo. L'ampia varietà geografica e climatica, con territori che spaziano dalle montagne dell'interno alla costa della Dalmazia, valorizza un panorama incentrato sulle varietà autoctone.

È impossibile riassumere la storia, la cultura e la geografia del vino francese in poche parole. La viticoltura è arrivata “solo” nel VI secolo a.C., con la fondazione da parte dei Greci della città portuale di Marsiglia, e ha trovato prima nei Romani e poi negli ordini monastici del Medioevo i suoi alfieri. Oggi non si può parlare di vino di qualità senza fare riferimento prima di tutto alla Francia: il suo primato morale è indiscutibile ed evidente in tutto il mondo.

La culla, il luogo originario, il lembo di terra in cui tutto ha avuto inizio. Questo è ciò che dicono le fonti archeologiche sulla Georgia, dove le testimonianze della viticoltura e della produzione di vino risalgono fino al 7000 a.C. Non a caso qui il vino è un simbolo intriso di profondi significati spirituali. Oggi il vino georgiano di qualità, realizzato nelle tradizionali anfore di terracotta interrate (qvevri), è protagonista di una prepotente riscoperta.

A lungo segnato dalla cultura del sake, il Giappone ha una tradizione vitivinicola che risale almeno alla seconda metà dell'Ottocento, periodo in cui si segnalano i primi e isolati successi nel settore. La vera svolta è arrivata però durante gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, quando le cantine hanno iniziato a lavorare con decisione sulla qualità e sui vitigni locali come il koshu, disegnando una geografia produttiva oggi concentrata nelle prefetture di Yamanashi, Nagano e Hokkaidō

In quanto centro propulsore della civiltà occidentale la Grecia non poteva non giocare un ruolo di primo piano nella diffusione globale del vino, che ha attecchito in tutto il Mediterraneo. Una diffusione che non è stata soltanto materiale, ma che ha anche interessato il substrato culturale più profondo, unendo religione e filosofia, letteratura e storia. Oggi la Grecia è un puzzle di varietà autoctone e di regioni vocate, dalle isole dell'Egeo e dello Ionio al Peloponneso e alla Macedonia.

La posizione della Romania, posta a ridosso dei Balcani e affacciata sul mar Nero, ne ha fatto un paese di stratificata impronta vitivinicola, per ragioni culturali e storiche così come per condizioni climatiche e territoriali. Non a caso qui la tradizione nella produzione di vino reca tracce che vanno indietro fino al 6000 a.C., e durante l'epoca romana quest'area è diventata una sorta di “cantina dell'Impero”. Oggi la Romania è tra i più grandi e solidi paesi produttori di vino d'Europa.

Anche se l'impronta dei Fenici prima, dei Cartaginesi poi, e quindi dei Romani è stata decisiva per la diffusione del vino in Spagna, ci sono testimonianze archeologiche che fanno risalire al 4000-3000 a.C. le prime tracce di viticoltura. Una tradizione così profonda non poteva che tradursi nell'odierno giardino di straordinaria ricchezza varietale e territoriale, con le regioni della Rioja, della Ribera del Duero, di Jerez de la Frontera, della Castiglia, di Rìas Baixas e del Priorat a fare da capofila.

Sono tre le regioni principali in cui si può suddividere la geografia del vino turco: quella di Marmara (Tracia), quella della costa egea e quella dell'Anatolia, dove sorge il monte Ararat, luogo di forte valenza biblica e religiosa. La Turchia gode di un'incredibile varietà ampelografica, con oltre 600 vitigni coltivati. Tuttavia solo una parte della superficie vitata è dedicata alla produzione di vino, settore che a partire dagli anni Duemila ha conosciuto un importante sviluppo qualitativo.

A lungo serbatoio di vino per l'antica Roma, l'Ungheria ha una tradizione di grande prestigio e un territorio molto vocato. Non a caso la coltivazione della vite e la produzione di vino sono diffuse in tutto il paese, in cui sono state individuate ben 22 regioni vitivinicole distinte. Le più note e qualitativamente riconosciute sono quelle di Tokaj, Villány, Eger e Nagy Somló. La ricchezza ampelografica e produttiva del paese trova nel vino da dessert Tokaj il suo simbolo più apprezzato.

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