


VINO
LA VEDETTA BARBARESCO DOCG CA GROSSA MAGNUM
VIN0502-22-MG

Scheda tecnica
- Categoria WINE IS ROOTS
- Colore Rosso
- Peculiarità Varietà autoctona
- Alcol 12.00%
- Tappo Tecnico
Vinificazione e Affinamento
Uve Nebbiolo provenienti interamente dal cru Ca' Grossa, un magnifico vigneto di circa 30 anni, esposto a sud-est nel Comune di Barbaresco, nella località Tre Stelle. La selezione dei grappoli avviene direttamente in vigna durante la vendemmia, che si svolge nella prima decade di ottobre. La fermentazione, avviata con lieviti indigeni, è seguita da una macerazione di circa 20 giorni in vasche di acciaio. Il vino affina in botti grandi di rovere da 25 hl per circa 20 mesi, per poi maturare ulteriormente in bottiglia per 8 mesi.
Descrizione Vino
Un Barbaresco che esprime raffinatezza, finezza ed eleganza. Di un rosso rubino con delicate sfumature granata, offre al naso note di frutta matura, spezie e viola. Il tannino, fine e morbido, si integra perfettamente già dopo pochi mesi di affinamento in bottiglia.

WINE IS ROOTS
La Vedetta
La storia di La Vedetta è legata a un ritorno alle origini. Dopo anni di studi e lavoro all'estero, Marco Viglino ha deciso infatti di dedicarsi ai vigneti di famiglia, con il supporto dello zio, Michele, esperto di quei territori e coinvolgendo in questo suo sogno anche la compagna, Swantje Rausch. Insieme, hanno creato vini che riflettono la bellezza e la tradizione delle Langhe. La tenuta si trova in una delle zone più suggestive del Barbaresco, caratterizzata da un microclima ideale e una morfologia dei vigneti unica, con panorami spettacolari come quelli dell'anfiteatro della Martinenga e del Rabajà. Il cuore della produzione è il cru Cà Grossa, un vigneto di nebbiolo situato tra Roncagliette e Rio Sordo. I terreni, con suoli marnosi e calcarei, garantiscono vini freschi e di grande finezza aromatica mentre la parte non vitata della proprietà, di 17 ettari ne coltivano infatti solo 2 – quelli con le superfici meglio esposte- è occupata da boschi e noccioleti, piantati negli anni ’50 da Lorenzo Cillario, nonno di Marco.
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